Baroccogiapponese

Un petit café

C’è un piccolo café nelle stradine a ridosso di Omotesando che ho scoperto qualche mese fa leggendo Monocle e che è diventato uno dei miei posti preferiti nel quartiere. Impresa non semplice considerando che la zona è piena di posti imperdibili. Si chiama Omotesando Koffee e tra i tanti motivi per cui mi piace, c’è la passione che ci accomuna per i cubi. Come facevo a non dedicargli un post?

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Le Festival de Tokyo

Stasera dopo un piacevole caffè/aperitivo, sono passato alle festa di chiusura del Festival di Teatro di Tokyo. Oggi avrei dovuto anche andare all’ultimo spettacolo del Festival ma, pigramente, ho preferito perdermelo e anziché godermi il bellissimo The show must go on di Jérôme Bel sono andato in palestra (so whatever). Insomma, avevo un po’ di lavoro da sbrigare e volevo passare una lazy Sunday nelle ore libere.

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Les égouts de Tokyo

La passione per i musei che hanno i Giapponesi è una caratteristica peculiare di questo popolo. Sono una passione anche per chi ha un interesse relativo per le cose esposte: alla fine tutto fa brodo ed è sempre una buona occasione per imparare qualcosa o, alla peggio, passare un po’ di tempo. C’è un museo per ogni cosa esponibile e, con quel gusto intimamente barocco che contraddistingue i Giapponesi, c’è pure il Museo della fogna.

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Le jour des morts

In mancanza di parenti da andare a trovare nei cimiteri giapponesi, in occasione del 2 novembre, ho l’abitudine di andare a visitare quattro tombe di quattro personaggi piuttosto noti nella storia e nella cultura giapponese. Personaggi che amo molto e che in qualche modo hanno avuto una certa influenza anche nella mia vita.

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La fête de l’université

Sabato ho preso la mia bici e sono andato al festival della ma vecchia università, la MAU, nella periferia est di Tokyo. È ormai una consolidata mia abitudine andarci ogni anno: perdermi un’edizione sarebbe impensabile. E sarebbe anche un peccato visto che il festival riserva sempre sorprese divertenti. In Giappone i festival universitari sono un momento anarchico di festa (senza però nessuna ipocrita maschera politica) in cui l’università si apre al pubblico diventa uno spazio per divertirsi. Durante questa vacanza dagli impegni accademici, il campus viene preso in gestione dagli studenti che organizzano mostre, spettacoli teatrali, concerti, eventi vari e improvvisano  ristoranti nelle varie facoltà. Insomma, puro fancazzismo volto a guadagnare due spiccioli ma soprattutto a divertirsi. Del resto siamo in Giappone, il regno del materialismo edonistico: mica l’ho scelto a caso questo paese! Il tempo era splendido e mi sono divertito parecchio a sbiciclettare fino là in fondo. Tokyo è veramente immensa e sebbene l’università disti circa 30km da casa mia, il paesaggio non è mai sfumato da urbano a campestre. Curiosamente le strade principali si stringono e il traffico si fa densissimo, molto peggio che in centro (dove alla fine a circolare sono in gran parte taxi). La differenza rispetto al centro però è evidente. L’atmosfera è più rilassata, ci sono solo tranquilli quartieri residenziali e non d’affari, pochissimi palazzoni, case e negozi un po’ più démodé (i negozi Uniqlo da quelle parti hanno ancora la vecchia immagine) e minore densità delle abitazioni ma supermercati enormi. Tanti tanti bambini che attraversano la strada senza guardare e mamme in ciabatte anziché Louboutin. La MAU addirittura è circondata da piccoli campi, non molto dissimili da orti, in totale distonia con lo stereotipo della Tokyo dei grattacieli. Si tratta comunque sempre di Tokyo e quindi di “campagna urbana”: la campagna giapponese vera è ben diversa.

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Baroque et Renaissance

Rinasco. E a differenza di certi nobili volatili, più che dalle mie ceneri, rinasco da un’idea inattesa in questa nottata ottobrina. E forse rinasco anche grazie a questa grappa, millesimo 2006, che mi sto bevendo proprio adesso e che è sicuramente stata uno dei miei acquisti migliori dei miei ultimi viaggi in Italia. È quindi il caso di dire che rinasco nella mia quintessenza, come una grappa dagli alambicchi. E rinasco incerto e veloce in un Tumblr. Perché alla fine una cosa sola mi ha insegnato la vita: non dare nulla per scontato. Vediamo un po’ cosa mi riserva il destino. In questi ultimi anni, tante cose importanti della mia vita sono cambiate ma forse, come alla fine succede sempre, nulla è cambiato veramente. Faccio finta di non esserlo, ma sono nel mio intimo un sentimentale: voi quattro amati lettori mi siete mancati e mi è mancato scrivere di bagattelle giapponesi. Per colmare questa mancanza, siccome questo è un blog spensierato, ricomincia con la stessa spensieratezza con cui è iniziato. Vi avviso: benché come autore sia ormai scivolato nella più arida delle crisi creative, ho ancora molto fiato e pochissima voglia di annoiarmi. Sommando queste tendenze opposte, scriverò di cose nuove, ma anche probabilmente riciclerò i vecchi post. Rivedendoli e correggendoli con mano più severa, da maestrina. Perché alla fine non c’è nulla di più serio della spensieratezza e degli accenti al posto giusto. Evviva!